Lotta biologica a Paysandisia della palme sul lago di Garda – I nematodi entomopatogeni della specie Steinernema carpocapsae possono essere efficacemente utilizzati contro Paysandisia archon, pericoloso fitofago della palme presenti nei parchi e nei giardini del Lago di Garda.

I nematodi entomopatogeni devono la loro grande efficacia nel controllo di larve di insetti, alla simbiosi mutualistica con alcuni microrganismi batterici che vivono nel proprio apparato digerente. I nematodi penetrano attivamente gli insetti attaccati attraverso la bocca, le aperture respiratorie, gli spazi intersegmentali o l’ano. Una volta all’interno, il batterio simbionte viene riversato nel corpo dell’ospite ove si sviluppa determinandone la morte rapidamente. Quando il corpo dell’ospite è stato digerito dall’azione del batterio, diventa un substrato per la riproduzione del nematode.

A seguito di più cicli di riproduzione, il nematode riempie il corpo dell’ospite per poi evadere allo stadio di larva infettiva alla ricerca di altre vittime da infettare. I nematodi entomopatogeni sono tipicamente terricoli, e la loro vitalità è rapidamente compromessa dalla disidratazione e dalle radiazioni solari presenti al di fuori del suolo.

Lotta biologica a Paysandisia della palme sul lago di Garda

L’utilizzo di un particole ceppo del nematode Steinernema carpocapsae in abbinamento ad uno speciale liquido applicatore a base di chitosano (polisaccaride naturale ottenuto dalla lavorazione della chitina presente nell’esoscheletro di crostacei), è una tecnica brevettata che consente l’applicazione efficace dei nematodi entomopatogeni anche al di fuori del suolo, contro diverse specie bersaglio.

Il chitosano viene quindi utilizzato come liquido applicatore dei nematodi, proteggendoli dalle radiazioni luminose e dalla disidratazione in caso di applicazioni aeree ma, essendo note le sue proprietà biostimolanti e la sua efficacia come attivatore dei meccanismi di autodifesa delle piante, svolge un’azione molto importante anche nel determinare una reazione ed una pronta ripresa della pianta pesantemente “stressata” dall’attacco di Paysandisia. I residui che si accumulano all’inserzione delle foglie delle palme costituiscono un substrato al cui interno i nematodi possono muoversi al pari che nel suolo.

Grazie soprattutto alla protezione esercitata dal chitosano, i nematodi riescono ad essere attivi anche sulla chioma con una persistenza di alcune settimane durante le quali possono infettare sia gli adulti del rincoforo, con i quali vengono a contatto, sia le pupe e larve che riescono a raggiungere anche nelle gallerie. Gli individui infettati da nematodi vengono portati a morte ed il loro cadavere diventa un substrato di riproduzione, dal quale fuoriescono migliaia di nuovi nematodi in grado di infettare a loro volta nuovi individui di Paysandisia coi quali vengono a contatto.